Speciale Resistenza e resistenze

22 aprile 2007


sommario

Biagi, editoriale
'La mia Gomorra' di Roberto Saviano
Biagi intervista Roberto Saviano
Morire per raccontare di Nevio Casadio 
In memoria di un prete ragazzino di Annarosa Macrì
Biagi intervista Monsignor Bregantini
Viaggio in Italia, Resistere in fabbrica di Paolo Aleotti
Viaggio in Italia, Sopravvivere al caro affitti di Riccardo Chartroux
Su il sipario, L'amministratore del condominio di Paolo Rossi
Chi è, Gherardo Colombo
Biagi intervista Gherardo Colombo
Biagi intervista Tina Anselmi e Vittorio Foa
Un passo indietro, Biagi intervista Primo Levi (19xx
Un dolore lungo cent'anni di Annarosa Macrì
Biagi, conclusione 

 

editoriale
Buonasera, scusate se sono un po’ commosso e magari si vede. C’è stato qualche inconveniente tecnico e  l’intervallo è durato cinque anni. C’eravamo persi di vista, c’era attorno a me la nebbia della politica e qualcuno ci soffiava dentro… Vi confesso che sono molto felice di ritrovarvi. Dall’ultima volta che ci siamo visti, sono accadute molte cose. Per fortuna, qualcuna è anche finita.

Ci sono dei momenti in cui si ha il dovere di non piacere a qualcuno, e noi non siamo piaciuti.
Vi dico subito che il nostro programma,  RT, si ispira ai fatti che accadono ogni giorno. Cercheremo di raccontare la vita di tutti. Personalmente sono convinto che quello che manca agli italiani è la speranza. Ricominciamo.

Posso fare soltanto una promessa. Mia madre, terza elementare, mi diceva: mai dire bugie. Ho sempre cercato e cercherò di darle ancora retta.
Rotocalco Televisivo inizia in un’occasione che mi pare del tutto speciale: fra tre giorni è il 25 aprile. Per gli italiani è una data che è parte ormai essenziale della loro storia: hanno acquistato il diritto della parola. Possiamo dire, voi ed io, tutto quello che pensiamo.

In questi giorni si ricorda la Resistenza. Mi permetto di dirvi che non è solo storia passata: anche oggi c’è sempre da resistere a qualcosa, a promesse, a tentazioni, a corse al potere. La Resistenza non è mai finita: per tanti Italiani il mese ha una settimana in più, per alcuni, poi, di Italie ce ne sono due o tre, non solo il nord e il sud, ma anche quella di chi è troppo ricco e di chi è troppo povero. Ma per noi di Italia ce n’è una sola: questa.

La mia generazione ha vissuto e sofferto la guerra del fronte, quella dei bombardamenti, quella delle stragi, ma c’è un’altra guerra meno evidente, meno clamorosa, oso dire meno spettacolare, che si deve combattere ogni giorno contro le ingiustizie, le prepotenze, le lusinghe e gli abusi del potere, di tutti i poteri. Il mio pensiero va ai miei colleghi, ai miei compagni di lavoro caduti sui tanti fronti di guerra, e anche nelle nostre città, vittime di agguati e di crudeltà, che non dovrebbero esistere mai, tanto meno in questo che forse impropriamente è detto tempo di pace. Avevano solo voglia di raccontare.

  

Vent’anni fa Primo Levi poneva fine al dramma della  sua vita, segnata dalle persecuzioni e dal dolore. Ha raccontato al mondo le persecuzioni e il dolore di chi ha conosciuto i lager. E il senso di colpa chi è sopravvissuto.
Resistere non vuol dire soltanto cercare di opporsi ai rastrellamenti, alle persecuzioni, alle sopraffazioni. Ma comportarsi ogni giorno con il rispetto degli altri. C’è stato insegnato che siamo tutti fratelli: triste è chi prende la parte di Caino.

  

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